Sei zampe (e più)

Ci rassicura sapere gli animali in luoghi ben designati, in modo che la loro esistenza si svolga sotto controllo: costruiamo recinti per tenere dentro le pecore e tenere fuori i lupi, blindiamo le nostre provviste in scatole a prova di topi, difendiamo i nostri balconi dall’assalto dei piccioni. Ma c’è una categoria di creature che sfugge al nostro controllo e convive agiatamente con noi, che lo vogliamo o meno: gli insetti.

Mi piace e mi schifa pensare al microcosmo che, ignari, ospitiamo nelle nostre case. Proprio in questo momento, in qualche angolino recondito, c’è un insetto che striscia, rosica, frinisce, fregandosene dei nostri repellenti e delle nostre contromisure.

Tarlo del legno


Da qualche anno, in occasione di Inktober, sviluppo un progetto personale su un tema. L’anno scorso mi sono concentrata sulla sperimentazione di inchiostri che ho prodotto io stessa con ingredienti vegetali trovati in natura. Quest’anno l’ho dedicato agli insetti, o meglio, agli artropodi che vivono attorno a noi. Non che gli insetti mi piacciano particolarmente, anzi, penso che escluse farfalle, mosche e coccinelle, sia terrorizzata o schifata da tutti gli altri. Però, come diverse cose che mi intimoriscono, mi attirano allo stesso tempo e riconosco il fascino di alcune loro caratteristiche.

Le formiche sono famose per la loro forza: possono trasportare carichi che superano svariate volte il loro peso.

Gli scarafaggi ci fanno ribrezzo, questo è sicuro. Brulicano negli angolini bui e, quando li sorprendiamo, zampettano via a tutta velocità. Però hanno ispirato canzoni, libri e film. Forse li invidiamo per la loro capacità di arrangiarsi e sopravvivere in ogni situazione. Sono in grado, per esempio, di sopravvivere a radiazioni che ucciderebbero un essere umano.

Le cimici, d’autunno, insidiano in ogni anfratto per trovare riparo dal freddo. Si infilano soprattutto nella biancheria stesa. E tu, a scuotere come un forsennato, rivoltare ogni tasca, ispezionare ogni piega per settimane. E il tempo passa e loro resistono in uno stato di ibernazione. Un giorno ti dimentichi di controllare quei calzini a righe, che è da un po’ che non li metti. E lei è lì. Nelle recondite profondità tessili, annidata nell’oscurità da tempo immemore, pronta a nutrirsi delle tue urla di terrore.


Volevo che ogni personaggio fosse buffo, a volte anche bruttino, ma sempre divertente. Ho scelto di dipingerli con un solo inchiostro bruno, ricavato dai malli di noce, in modo da dare uniformità alla serie, li ho ritagliati e fotografati in ambienti domestici. È stato davvero divertente pensare ad un set diverso ogni giorno, per lo più con cose che avevo in casa.

Per fotografare la falena in picchiata verso la luce non ho fatto un fotomontaggio ma ho attaccato il disegno su un vetro, illuminandolo con una luce frontale mentre scattavo.

Si teorizza che le falene non siano attratte dalla luce ma la usino per orientarsi. Di solito la fonte luminosa si trova nel cielo ma, quando è molto piccola e vicina, come una lampadina, la falena, confusa, inizia a ruotarci attorno ancora e ancora e ancora.

Ecco come ho realizzato la camola del riso

Chi non ha trovato una di queste bestiole nella dispensa? Che schifo, eh? Eppure l’80% della popolazione mondiale mangia normalmente insetti. Per noi è un tabù: non mangereste mai roba con tutte quelle zampette, vero? Eppure, all’interno del cibo che acquistiamo è tollerata una certa percentuale di frammenti di insetto. Secondo l’entomologo Marcel Dicke mangiamo, senza saperlo, 500 g di insetti ogni anno.

Zanzara, l’animale più letale e odiato della terra. Pare che sull’atollo privato di Marlon Brando, in Polinesia, dei ricercatori siano riusciti a eradicarle.

Insomma, con questo progetto non credo di essere riuscita a farmi piacere di più gli insetti ma, visto che sono il 70% delle specie animali esistenti e, quando conquisteranno il mondo, perché accadrà, spero vedranno questo mio tributo e mi risparmieranno.

Se vuoi guadagnarti la sopravvivenza puoi guardare l’intero progetto sul mio profilo behance.

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