La banda della palude

Ci sono luoghi che ti rimangono nel cuore anche se non li hai vissuti ma ci sei rimasto solo per poco tempo. Uno di questi, per me, è New Orleans. Ci sono stata nel 2015, a dieci anni dall’uragano Katrina, che, oltre ad aver devastato la città, ha creato una linea di demarcazione tra prima e dopo nelle vite degli abitanti.

 

 

Nonostante ciò, la città conserva la sua vitalità mista a un pizzico di decadenza e le tradizioni di diverse culture che si sono fuse per creare un’atmosfera unica che mi ha affascinata
New Orleans è la città culla del jazz e gli storici ne individuano la prima scintilla nel quartiere Tremé, dove dal 1835, in Congo Square, erano soliti trovarsi gli schiavi africani per passare assieme le loro domeniche di riposo cantando e ballando.

 

Oggi Congo Square si trova all’interno del Louis Armstrong Park

 

Questa musica si mescolò poi con quella delle bande musicali importata dall’Europa per sfociare, intorno al 1890, nella tradizione dei jazz funerals. Questi funerali musicali prevedevano la presenza di una banda per accompagnare e commemorare il defunto e, secondo le credenze del Voodoo arrivate da Haiti, propiziarsi gli spiriti che proteggono i morti. Oggi, in una qualsiasi sera della settimana, il centro della città è pieno di locali con band che suonano dal vivo.

 

 

Quel che mi ha intrigata di questa città è anche la sua posizione sul delta del fiume Mississippi e una parte che non potevo non visitare è stato i bayou, l’insieme delle zone paludose che circondano la città. Molte persone a cui dicevo della mia intenzione sgranavano gli occhi e ho dovuto così accettare una verità per me inspiegabile: alla gente non piacciono le paludi.
D’accordo, posso capire: zanzare, caldo e animali poco simpatici.

 

 

Però sono anche posti così pieni di vita e biodiversità, misteriosi e selvaggi. La gita, anche se pensata per turisti, non mi ha delusa e la mia mania per la fauna selvatica è stata soddisfatta. I veri re delle acque stagnanti erano gli alligatori di tutte le taglie, alcuni di loro scorrazzavano “amichevolmente” sui portici delle case a palafitte. Ho visto il musetto di procioni curiosi che si affacciavano tra la vegetazione e ho scoperto che i cinghiali sono insospettabilmente degli abili nuotatori.

 

 

Alcuni serpenti si intrecciavano in mezzo ai cespugli e i cipressi calvi, con le loro radici affondate nell’acqua, proiettavano i loro tronchi dritti verso il cielo. I rami ricoperti di muschio spagnolo si riflettevano nelle acque creando un’atmosfera evanescente e irreale che ho trovato meravigliosa.

 

 

E così, un’immagine mi è venuta a galla come un gambero nel gumbo e mi ha divertita così tanto che ho dovuto realizzarla.

 


 

Una banda di animali del bayou che suonano in modo sgangherato i loro strumenti musicali, portando colore e scompiglio in contrasto con la quiete della palude. Un procione marcia con un ingombrante susafono, un alligatore fa del suo meglio premendo i tasti del sax con le sue braccine corte e un cinghiale tiene il ritmo su un tamburo. Il pezzo che stanno suonando? Blackbird Special della Dirty Dozen Brass Band!

 

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